OGNI SETTIMANA, IL VENERDI SERA, ON LINE…

Ormai da oltre un anno, ogni venerdì sera, il Rettore è in streaming in rete per parlare del Dio di Gesù con quanti – e sono già molti! – vogliono capirlo, scoprirlo o riscoprirlo, cercarlo e lasciarsi cercare! Basta un pc, un tablet o anche solo uno smartphone e collegarsi alla pagina Facebook della Guardia per seguire la diretta, porre domande, avere risposte – telefono (solo per domande) 0107235522.  Ottimale l’ascolto in coppia con il coniuge e/o con un gruppo di amici interessati e coinvolti.

 

Il pellegrinaggio secondo Papa Francesco

Andare pellegrini ai santuari è una delle espressioni più eloquenti della fede del popolo di Dio, e manifesta la pietà di generazioni di persone, che con semplicità hanno creduto e si sono affidate all’intercessione della Vergine Maria. Questa religiosità popolare è una genuina forma di evangelizzazione, che ha bisogno di essere sempre promossa e valorizzata, senza minimizzare la sua importanza. E’ curioso: san Paolo VI, nella Evangellii nuntiandi, parla della religiosità popolare, ma dice che è meglio chiamarla “pietà popolare”; e poi, l’Episcopato latinoamericano nel Documento di Aparecida fa un passo in più e parla di “spiritualità popolare”. Tutti e tre i concetti sono validi, ma insieme. Nei santuari, infatti, la nostra gente vive la sua profonda spiritualità, quella pietà che da secoli ha plasmato la fede con devozioni semplici, ma molto significative. Pensiamo a come si fa intensa, in alcuni di questi luoghi, la preghiera a Cristo Crocifisso, o quella del Rosario, o la Via Crucis

Sarebbe un errore ritenere che chi va in pellegrinaggio viva una spiritualità non personale ma “di massa”. In realtà, il pellegrino porta con sé la propria storia, la propria fede, luci e ombre della propria vita. Ognuno porta nel cuore un desiderio speciale e una preghiera particolare. Chi entra nel santuario sente subito di trovarsi a casa sua, accolto, compreso, e sostenuto… Gli occhi fissi sul Crocifisso o sull’immagine della Madonna, una preghiera fatta con le lacrime agli occhi, colma di fiducia. Il santuario è realmente uno spazio privilegiato per incontrare il Signore e toccare con mano la sua misericordia. Confessare in un santuario, è fare esperienza di toccare con mano la misericordia di Dio.
È per questo che la parola-chiave che desidero sottolineare oggi insieme con voi è accoglienza: accogliere i pellegrini. Con l’accoglienza, per così dire, “ci giochiamo tutto”.
Un’accoglienza affettuosafestosacordiale, e paziente. Ci vuole anche pazienza! I Vangeli ci presentano Gesù sempre accogliente verso coloro che si accostano a Lui, specialmente i malati, i peccatori, gli emarginati. E ricordiamo quella sua espressione: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40). Gesù ha parlato dell’accoglienza, ma soprattutto l’ha praticata. Quando ci viene detto che i peccatori – ad esempio Matteo, o Zaccheo – accoglievano Gesù nella loro casa e alla loro mensa, è perché anzitutto essi si erano sentiti accolti da Gesù, e questo aveva cambiato la loro vita. E’ interessante che il Libro degli Atti degli Apostoli si conclude con la scena di san Paolo che, qui a Roma, «accoglieva tutti quelli che venivano da lui» (At 28,30). La sua casa, dove abitava come prigioniero, era il luogo dove annunciava il Vangelo. L’accoglienza è davvero determinante per l’evangelizzazione. A volte, basta semplicemente una parola, un sorriso, per far sentire una persona accolta e benvoluta.
Il pellegrino che arriva al santuario è spesso stanco, affamato, assetato… E tante volte questa condizione fisica rispecchia anche quella interiore. Perciò, questa persona ha bisogno di essere accolta bene sia sul piano materiale sia su quello spirituale. È importante che il pellegrino che varca la soglia del santuario si senta trattato più che come un ospite, come un familiare. Deve sentirsi a casa sua, atteso, amato e guardato con occhi di misericordia. Chiunque sia, giovane o anziano, ricco o povero, malato e tribolato oppure turista curioso, possa trovare l’accoglienza dovuta, perché in ognuno c’è un cuore che cerca Dio, a volte senza rendersene pienamente conto. Facciamo in modo che ogni pellegrino abbia la gioia di sentirsi finalmente compreso e amato. In questo modo, tornando a casa proverà nostalgia per quanto ha sperimentato e avrà il desiderio di ritornare, ma soprattutto vorrà continuare il cammino di fede nella sua vita ordinaria.
Un’accoglienza del tutto particolare è quella che offrono i ministri del perdono di Dio. Il santuario è la casa del perdono, dove ognuno si incontra con la tenerezza del Padre che ha misericordia di tutti, nessuno escluso. Chi si accosta al confessionale lo fa perché è pentito, è pentito del proprio peccato. Sente il bisogno di accostarsi lì. Percepisce chiaramente che Dio non lo condanna, ma lo accoglie e lo abbraccia, come il padre del figlio prodigo, per restituirgli la dignità filiale (cfr Lc 15,20-24). I sacerdoti che svolgono un ministero nei santuari devono avere il cuore impregnato di misericordia; il loro atteggiamento dev’essere quello di un padre.
Cari fratelli e sorelle, viviamo con fede e con gioia questo Giubileo: viviamolo come un unico grande pellegrinaggio. Voi, in modo speciale, vivete il vostro servizio come un’opera di misericordia corporale e spirituale. Vi assicuro per questo la mia preghiera, per intercessione di Maria nostra Madre.
E voi, per favore, con la vostra preghiera, accompagnate anche me nel mio pellegrinaggio. Grazie.
Papa Francesco

Da Genova centro alla Guardia in mezz’ora. Come arrivare e Preno-Taxi

I Genovesi non lo hanno ancora scoperto, anche perchè nell’immaginario collettivo “andare alla Guardia” era roba di ore, di sudore e fatica… E molti si sono fermati lì. Quando si dice  che in mezz’ora si può arrivare alla Guardia, ti prendono per matto o… per Nuvolari! Come diceva un vecchio detto: “Provare per credere” e in trenta minuti vi troverete al fresco degli 800 metri. Sempre ventilato a sufficienza, può servire a vincere l’afa estiva.

Immersi nel verde dei boschi si gode di un panorama veramente unico: dal promontorio di Portofino a Capo Mele!
E nei giorni più limpidi è possibile vedere il Cervino e il Monte Rosa.Il silenzio dell’ambiente diventa pace e riconciliazione interiore.
Presso l’Hotel “Casa del Pellegrino” e il Ristorante S. Giorgio annesso, ci si può fermare, per uno o più giorni, ospiti graditi di un’accoglienza unica. A completare il tutto una cucina accurata che può vantare di aver servito il pranzo a Papa Francesco nella sua visita al Santuario.
Mezz’ora dalla Città ad un’oasi di pace: a 800 metri!

SCOPRI COME ARRIVARE SU COL PRENO-TAXI

Un’ulteriore possibilità per raggiungere il Santuario… Cos’è il Prenotaxi?

È stata da tempo proposta al Santuario una convenzione per salire alla Guardia con un servizio Taxi individuale o collettivo, a prezzi molto convenienti.  Il servizio vuole venire incontro ai pellegrini, specie quanti non hanno mezzi propri, stante la sempre più difficile disponibilità di mezzi pubblici (che speriamo tuttavia rimangano e possano anche intensificarsi). Così, da Gennaio 2017, telefonando circa 24 ore prima alla centrale operativa del servizio “Prenotaxi” (Centralino  010 77277 dalle ore 9 alle 16 ogni giorno), si potranno concordare giorni, orari e condizioni di pagamento agevolato. Noi ci crediamo molto e auspichiamo che una buona sperimentazione e collaborazione in questi primi mesi possano preludere a uno sviluppo ancora maggiore per il futuro.