Mater Populi Fidelis: «Chiamiamola così: Madre e Mediatrice»

Cappella seconda apparizione del Santuario della Madonna della Guardia di Genova

Cappella Seconda Apparizione

L’intervista al professor Andrea Villafiorita, teologo e direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose ligure, è pubblicata sul numero 1/26 della rivista La Guardia

Di Elena Nieddu

L’intento è chiaro: mettere in luce il ruolo di Maria nella redenzione degli esseri umani. È l’obiettivo di Mater Populi Fidelis, nota dottrinale del Dicastero per la dottrina della fede, una riflessione, come recita il sottotitolo, su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza. Abbiamo chiesto a don Andrea Villafiorita, teologo, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose ligure, di aiutarci a leggere il documento. 

Professor Villafiorita, quale urgenza ha spinto il Dicastero a scrivere la nota? 
«Non si può dire che ci fosse un’urgenza: parlerei, piuttosto, di un processo giunto a maturazione. È dalla metà degli anni ‘90 che diversi gruppi chiedono a Roma la definizione del “quinto dogma mariano”, quello di Maria Corredentrice e Mediatrice Avvocata. Nel 1995-96 era stata data risposta negativa dalla Congregazione, ma nuove richieste sono arrivate fino ai nostri giorni, seppur con pressione via via minore. Ora il Dicastero ha deciso di pubblicare il lavoro di trent’anni e di aggiungere sull’argomento qualche riflessione in più. Visto che la questione non era più urgente, temo che la Nota finirà per infastidire inutilmente molti teologi».

Qual è, secondo lei, l’obiettivo principale del documento?
«Come ha sottolineato il prefetto, il cardinale Víctor Manuel Fernández, l’argomento è la devozione mariana. La nota puntualizza diversi aspetti che, a lungo andare, potrebbero distorcerla. Anche se va detto che in realtà i temi affrontati hanno interessato più la teologia che la devozione». 

Al centro ci sono i titoli mariani: CorredentriceMediatriceMadre dei credentiMadre della grazia. Quello di Corredentrice è il più criticato. Perché?
«È quello con la storia più travagliata. Il suo uso fu condannato per la prima volta nel 1620, poi nel 1723 e infine nel 1747. Tuttavia fu anche molto appoggiato a livello teologico, soprattutto nella metà del XX secolo, ed è entrato nel lessico corrente di chi si occupa di mariologia. Nel Magistero pontificio compare occasionalmente, ma sempre con prudenza, per evitare l’impressione che associare la Madonna alla Redenzione equivalesse a porre Maria all’altezza di nostro Signore. Ora, poiché il documento ribadisce che è Gesù Cristo l’unico Redentore, il termine Corredentrice viene dichiarato inadeguato, inopportuno. Resta aperto, però, il problema sottostante, il punto centrale». 

Quale?
«La Nota non definisce in che cosa consista la cooperazione unica di Maria alla Redenzione. Al di là della puntualizzazione terminologica, la domanda rimane aperta».

Cappella seconda apparizione del Santuario della Madonna della Guardia di Genova
Il dipinto nella cappella della Seconda Apparizione, alla Guardia

Come può essere affrontata?
«Le questioni in gioco sono, in realtà, due. Da un lato si tratta del rapporto fra Gesù, unico e Redentore, e noi esseri umani, che siamo resi partecipi del suo progetto di Redenzione. San José Maria Escrivà amava definire tutti i cristiani “corredentori”, poiché tutti cooperano alla Redenzione gli uni degli altri. Dall’altro lato, in questa cooperazione diffusa, Maria ha un ruolo unico e singolare, che le scuole teologiche hanno cercato di definire in vario modo. Maria non è unamadre, è la madre: il ruolo di Maria accanto a suo figlio e nei nostri riguardi è unico e irripetibile».

La nota sembra preferire il titolo di Mediatrice. Perché?
«Il termine Mediatrice ha una tradizione molto più ampia e condivisa. In Lumen Gentium, il Concilio Vaticano II propone una trattazione breve, ma profonda sul perché Maria possa essere definita in questo modo. Ricordiamo, però, che in qualunque modo la si affermi, la mediazione – di Maria, del sacerdozio o dei cristiani in generale – non è una mediazione parallela, perché rende presente l’unica mediazione, quella di Cristo».

Veniamo al titolo di Madre della Grazia. Pare che il documento voglia ribadire che Maria non è un “distributore di grazie”. È d’accordo?
«Il documento è stato criticato perché sembra comunque accogliere un’idea eccessivamente frammentata della grazia, in cui ci sono le grazie e la mediazione delle grazie. Neanche Dio è un distributore di grazie. Maria certamente intercede, affinché noi riceviamo cose utili per la nostra salvezza. Ma la Grazia è sostanzialmente vivere in Cristo; siamo chiamati alla divinizzazione, a diventare, in Cristo, figli del Padre».

Parliamo di devozione: quali indicazioni dà la nota?
«In un’ottica di devozione, la Nota invita a spostare l’attenzione sulla maternità di Maria e a venerarla come Madre. Il documento insiste sul recupero della visione biblica di Maria, meditando sugli episodi evangelici, per capirne il loro vero significato. Maria non è un simbolo: è una donna concreta, che ha vissuto una storia straordinaria accanto a Gesù Cristo, una storia che ci viene narrata nei Vangeli. Ma vanno considerati anche altri aspetti». 

Quali?
«La Nota invita a non pensare alla Madonna come una fonte parallela di grazia. Alle volte si è tentati di immaginare che Maria sia madre buona di fronte a un Dio “cattivo”. Non è così: se Maria è buona, è perché rende presente la bontà di Dio. Se a livello teologico la maternità andrebbe precisata, su quello devozionale essa è chiara: tutti abbiamo idea di che cosa sia una madre e siamo invitati a rivolgerci a Maria con fiducia».

Perché ci sembra più facile pregare rivolgendoci a Lei?
«La somiglianza con la maternità umana, esperienza costitutiva per tutti noi, indubbiamente ha un peso. In quanto figli, noi tutti abbiamo un legame con nostra madre, talora complicato, ma sempre forte. Dio lo sa, perché questo legame è lui che lo ha voluto. Amplierei, però, il discorso: tutti noi abbiamo bisogno di mediazioni. Il che non significa che non possiamo andare direttamente a Cristo, ma che Cristo ci viene reso presente in figure “intermedie”. Maria eccelle in questo ambito». 

Può approfondire questo concetto?
«Tutti noi ci avviciniamo al Signore attraverso mediazioni umane che rendono presente l’unica mediazione, quella di Cristo: i sacramenti, un sacerdote, un catechista, un genitore, un amico, una parrocchia, un gruppo, un’associazione. Se i mediatori funzionano, essi sono la presenza di Cristo nella mia vita. E Maria è una mediazione unica, è la nostra madre celeste».

Ultima domanda: deve cambiare qualcosa nel nostro modo di rivolgerci a Maria?
«La devozione, per definizione, è semplice, immediata ed efficace. I titoli che la nota propone sono adeguati a essa; l’invito è di ricorrere a quelli, evitando di occuparsi, senza un’opportuna preparazione, di questioni troppo tecniche».