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Il significato della preghiera: L’eterno riposo

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L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.

È una preghiera semplice, che si impara presto a memoria e che da sempre accompagna il ricordo dei nostri cari defunti. Le sue parole, però, sono antichissime e ricche di significato.

Le origini. La preghiera deriva dal IV libro di Esdra, uno scritto apocrifo dell’Antico Testamento. Il passo fu ripreso dai Padri della Chiesa ed entrò nel Graduale Romano nel VI secolo, ma era già diffuso da tempo sulle iscrizioni funebri dei primi cristiani. L’ultima frase, “Riposino in pace”, fu aggiunta più tardi, dal breviario francescano del XIII secolo.

Il riposo. Nella Bibbia il riposo è il compimento della storia della salvezza: già Dio, al settimo giorno, si riposa dopo la creazione, e il riposo è un dono che rende l’uomo partecipe della sua vita gloriosa. Non indica inerzia, ozio o sonno, ma la quiete di chi, dopo la fatica, trova pace nel Signore, il Pastore che “su pascoli erbosi mi fa riposare” (Salmo 23).

La luce. Al centro della preghiera c’è la luce divina, che illumina chi non smette di seguire il Signore. Chiediamo che questa luce splenda sui nostri defunti.

Perché preghiamo per i defunti. Il Catechismo della Chiesa cattolica ricorda che fin dai primi tempi la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio (n. 1032).

Per questo la recitiamo al mattino e alla sera, durante il Rosario e nelle celebrazioni esequiali. Anche il Papa conclude l’Angelus con l’Eterno riposo in latino.

Fonte: Maria Milvia Morciano, “L’eterno riposo, preghiera di luce e di pace”, Vatican News.