Don Andrea Robotti
È con queste brevi frasi di san Luigi Orione che vogliamo essere accompagnati nella preparazione alla grande festa della Memoria dell’Apparizione del 29 agosto: «Guardare al cielo, pregare, e poi… avanti con coraggio e lavorare! Ave Maria e avanti. Avanti in Domino!».
Siamo invitati alla preghiera e a crescere nel nostro impegno di testimonianza e di servizio. Emergono con forza due aspetti: la fiducia in Dio e in Maria e la determinazione a portare avanti l’opera di Dio. Sono parole cariche di Speranza: esse ci ricordano che la Speranza cristiana non è fatuo ottimismo, ma dono di grazia nel realismo della vita (vedi Spes non confundit 24).
Don Orione non è vissuto di illusioni. Lui, come tanti altri santi e sante della storia della Chiesa, ha saputo leggere con gli occhi della fede la realtà del proprio tempo e dare risposte appropriate ai bisogni umani e spirituali delle persone. La preghiera è stata la sua forza. Lo testimonia la statua a lui dedicata, che si trova all’ingresso della cappella dell’Apparizione. Ricorda la notte passata in preghiera prima di decidere se acquistare l’Istituto Paverano. In quella occasione la Vergine Maria fece capire a don Orione che comprare quell’edificio era la cosa giusta da fare. Così, in breve tempo l’Istituto, con l’aiuto di alcuni benefattori, ritornò ad essere luogo di accoglienza per poveri e malati.

Cosa significa per me «Ave Maria e avanti!»?
La preghiera mi porta veramente avanti, o sono bloccato nella palude della mia esistenza? Viceversa, il mio andare avanti trae forza dalla mia personale comunione con il Signore? Vado avanti da solo?
Proviamo a cogliere il senso di questa affermazione e a declinarla nella nostra esperienza di vita:
Ave Maria e avanti…
… per ricordarci che è bene che le nostre azioni nascano dalla preghiera;
… per testimoniare che Cristo ha vinto il male e la morte;
… per superare le sconfitte e i dolori della vita;
… per costruire famiglie capaci di ascolto e di dialogo;
… per non vivere nella prigione del passato;
… per lavorare in contesti in cui non siamo apprezzati;
… per non smarrire il senso della vita;
… per continuare a impegnarci senza cercare riconoscimenti;
… per non scoraggiarci di fronte all’arroganza dei potenti;
… per dare slancio alla nostra vita di fede;
… per non chiuderci in una fede intimistica;
… per metterci al servizio dell’opera di Dio;
… per collaborare alla trasformazione del mondo;
… per coltivare segni di Speranza…
Gli esempi potrebbero continuare ancora, ma ci fermiamo qui. Mi piace pensare che queste parole abbiano incoraggiato Benedetto Pareto (molti anni prima di don Orione) a testimoniare il messaggio di preghiera che Maria gli ha consegnato sul monte Figogna. Quante volte avrà pregato la Madonna per avere la forza di non fermarsi e di non scoraggiarsi di fronte alla sua famiglia e ai suoi compaesani! Sappiamo che gli ostacoli non sono mancati, ma Benedetto è riuscito a superarli tutti!
La festa della Madonna della Guardia si sta avvicinando e auguro a tutti di vivere al meglio questa occasione. Saremo aiutati nei giorni della novena dai Vescovi liguri o della Liguria, che durante la S. Messa delle 17 ci accompagneranno ad approfondire il significato del Giubileo e i suoi segni specifici. Inoltre, avremo la possibilità di riflettere sulle “speranze” della nostra vita. Infatti «noi abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano» (Benedetto XVI, Spe Salvi 31). Maria ci indica quale è questa grande speranza: Gesù Cristo (vedi 1 Timoteo 1,1).