Essere o esserci?
Questa domanda, che sembra così strana, nasconde in realtà, un significato profondo.
La parola “essere” richiama l’esistenza stessa della persona umana, di ciascuno di noi che esistiamo, che abbiamo una vita e una nostra individualità caratterizzata da intelligenza, volontà, capacità, competenze… La parola “esserci”, invece, invita ad essere una presenza significativa e partecipativa della vita degli altri.
Mi sembra bello partire da un episodio biblico riguardo a queste due dimensioni dell’esistenza umana. Forse ricordiamo tutti la vocazione di Mosè (Esodo, capitolo 3): Dio chiama Mosè ad un compito speciale, liberare il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto, e rivela a lui il Suo nome affermando: “Io sono colui che sono!” (Es 3,14). Con queste parole il Signore proclama la Sua esistenza eterna. Esiste da sempre e per sempre. È l’Essere che tiene in vita tutto l’esistente. Ma aggiunge anche: “Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi” (Es 3,14).
Per il Signore è importante non solo rivelare il Suo Nome e la sua esistenza, ma anche far comprendere a Mosè e al popolo di Israele il Suo interessamento e Amore per loro. Infatti afferma: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa” (Es 3,7-8).
In questo episodio il Signore dichiara sia che: “Io esisto”, sia che: “Io ci sono, vengo in tuo aiuto”Nell’Antico Testamento sono molte le espressioni che esprimono la vicinanza di Dio al Suo popolo. Ne cito alcune: “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto, ti sostengo con la destra vittoriosa.” (Isaia 41, 10); “Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo.” (Is 43, 4); “Come chi solleva un bimbo alla sua guancia, ti chini su di lui per dargli da mangiare” (Osea 11, 4).
Comprendiamo così quanto è grande l’Amore di Dio per noi, un Amore che trova il suo apice nella venuta di Gesù Cristo e nella Sua morte in croce. Infatti noi siamo così preziosi agli occhi del Signore che Lui ha dato la vita per tutti noi, affinché possiamo vivere e vivere felici. Il Suo interessamento è testimoniato dalla Sua vita, dalle Sue parole, dai Suoi gesti. Tutto dell’esistenza del Cristo parla dell’Amore e della Misericordia del Padre. Già nel nome “Emmanuele” (Mt 1, 23) che, realizzando le promesse dell’Antico Testamento, viene dato a Gesù, appare chiara la missione di questo bambino. Egli è l’Emmanuele, il Dio con noi, colui che, condividendo l’esperienza umana, ci rivela il volto del Padre, colui che, attraverso i Sacramenti, riesce a toccare e a guarire la nostra vita, colui che, grazie al dono dello Spirito, è presente nel cammino della Chiesa e del mondo.
Le due dimensioni dell’essere e dell’esserci, che in Dio trovano la loro perfezione, trovano casa in ciascuno di noi? Certamente l’essere è il presupposto per l’esserci, ma l’essere senza l’esserci distrugge la nostra dimensione relazionale e ci chiude nella prigione dell’egoismo e della solitudine. Tutti, credo, siamo contenti di sentirci dire: “Non ti preoccupare, io ci sono. Conta su di me”, e di vedere che gli altri fanno qualcosa per noi. Si interessano, ci ascoltano, sono presenti e si danno da fare per sostenerci nelle difficoltà.
E noi siamo capaci di fare altrettanto? Ci tiriamo indietro quando le situazioni si fanno difficili? Aggiungo: siamo capaci di esserci quando gli altri sono stati assenti o indifferenti verso di noi? È chiaro che la risposta alla domanda iniziale non si risolve con la scelta fra due parole, ma con la composizione di due aspetti fondamentali dell’esistenza umana.
La Madonna, apparendo sul monte Figogna, è stata ed è, ancora oggi, un segno dell’essere e dell’esserci di Dio. Ella ci ricorda che Dio non solo esiste, ma ci ama profondamente, non solo ha creato l’universo, ma ci viene a cercare per donarci la salvezza. Come sarebbe bello, attraverso il nostro “esserci”, riuscire a manifestare “l’esserci” di Dio!” Chiediamo il dono dello Spirito Santo, affinché sia Lui l’anima delle nostre scelte di carità e di servizio e ci aiuti a realizzare tutto questo!